Appuntamento Col Sangue

scritto da Taby-Saby
Scritto 3 mesi fa • Pubblicato 10 ore fa • Revisionato 10 ore fa
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Testo: Appuntamento Col Sangue
di Taby-Saby

La notte era calata su Roma come un sudario funebre, opprimente e immobile. Le luci al neon dei locali notturni vomitavano riflessi spettrali sull'asfalto viscido, creando un'atmosfera sinistra e pregna di presagi.

Marco, un giornalista investigativo noto per stanare lo scandalo come un segugio affamato, si trovava rintanato in un vicolo buio come la pece, il bavero del cappotto alzato per difendersi da un vento gelido e tagliente come un rasoio. Aveva ricevuto una soffiata anonima, un sussurro criptico che prometteva un affare sporco fino al midollo, un intreccio di potere e corruzione che coinvolgeva figure di spicco della politica e della malavita romana. La promessa era di un appuntamento segreto, un incontro "nel cuore della notte, dove le ombre sussurrano segreti inconfessabili".

Il suo informatore, un fantasma che si muoveva nell'ombra della città eterna, gli aveva indicato un'ora e un luogo: mezzanotte, il vecchio Teatro dell'Opera abbandonato, un involucro vuoto e decadente che un tempo risuonava di vita e applausi, ora preda di ratti e ricordi sbiaditi. Marco aveva imparato a fidarsi del suo istinto, e quella notte, il suo istinto urlava pericolo, morte, ma anche la possibilità di uno scoop che avrebbe potuto far tremare le fondamenta corrotte della capitale. Uno scoop per cui valeva la pena rischiare l'anima.

Mentre le lancette dell'orologio si allineavano sulla mezzanotte, Marco si drizzò, il cuore che martellava impazzito contro la cassa toracica. Il teatro si ergeva imponente e minaccioso, le sue finestre sbarrate come orbite vuote che fissavano l'oscurità con rancore. L'aria era densa di un odore acre di muffa e polvere antica, un tanfo di morte che gli pizzicava le narici.

Con passo felpato, Marco si insinuò attraverso un'apertura nel muro, immergendosi nell'oscurità soffocante, un abisso senza fondo. Il palcoscenico era un ammasso di macerie e detriti, drappeggi lacerati pendevano come spettri impiccati e la polvere fluttuava pigra nei rari raggi di luna morente che filtravano dalle crepe del soffitto.

Un rumore improvviso lo fece trasalire. Un fruscio sinistro, poi un tonfo sordo che rimbombò nell'oscurità. Marco estrasse la pistola, la mano salda nonostante un brivido di paura serpeggiasse lungo la schiena. La paura era una vecchia amica, ma quella notte aveva un sapore diverso, un sapore di morte imminente.

"Chi c'è?" la sua voce risuonò nell'eco spettrale del teatro, spezzata e incerta.

Nessuna risposta. Solo il silenzio, un silenzio tombale, più assordante del rumore stesso.

Marco avanzò lentamente, illuminando con la torcia del telefono ogni angolo buio e recondito, scrutando le ombre alla ricerca di una minaccia invisibile.

Fu allora che lo vide. Accasciato sul bordo del palco, una figura immobile, abbandonata come un burattino rotto. Era il suo informatore. Marco si avvicinò con cautela, il cuore in gola. L'uomo giaceva supino, gli occhi sbarrati in un'espressione di terrore puro, un urlo muto impresso sul volto. Sul petto, una macchia scura si allargava a vista d'occhio sul tessuto della camicia, una pozza cremisi che inghiottiva la vita. Sangue. L'odore metallico e acre gli riempì le narici, un odore nauseabondo di morte e violenza. Il cuore di Marco sussultò, un tonfo sordo nel petto. Era arrivato troppo tardi. L'appuntamento era stato con la morte, una morte cruenta e senza appello.

Mentre esaminava la scena con occhio clinico, notò un piccolo oggetto scivolare dalla mano inerte dell'informatore: una chiave USB. Era questo il motivo dell'incontro? La prova che cercava? La chiave per svelare l'intrigo?

Improvvisamente, un'ombra si materializzò alle sue spalle, silenziosa come un predatore. Marco si voltò di scatto, la torcia che illuminava un volto sconosciuto, freddo e inespressivo come una maschera di cera. L'uomo indossava un completo scuro che si fondeva con l'oscurità e stringeva in pugno un oggetto che Marco riconobbe con un brivido: una pistola con silenziatore. Uno strumento di morte.

"Non avresti dovuto ficcanasare, giornalista," disse l'uomo con una voce roca e minacciosa, una voce che prometteva dolore e sofferenza.

Marco capì di essere in trappola, braccato come un animale. Il suo scoop si era trasformato in una disperata lotta per la sopravvivenza, una partita mortale a scacchi con un avversario spietato. La notte romana, che fino a poco prima gli era sembrata solo uno scenario per il crimine, ora era diventata la sua tomba potenziale, un luogo oscuro e senza speranza. Doveva agire in fretta, con astuzia e determinazione, non solo per salvare la sua vita, ma anche per vendicare l'uomo che aveva cercato di portare la verità alla luce, un uomo che aveva pagato con la vita il suo desiderio di giustizia.

Appuntamento Col Sangue testo di Taby-Saby
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